La parola deriva dal greco e significa letteralmente “paura della piazza”.
L’agorafobia può presentarsi insieme a manifestazioni d’ansia, attacchi di panico, e nei casi più gravi la persona si trova in difficoltà quando deve uscire di casa, dal proprio luogo sicuro.
Posti che possono scatenare agorafobia possono essere piazze, luoghi pubblici, viaggiare da soli su treni, autobus, aerei, trovarsi in macchina su viadotti autostradali, ponti ecc.
Il cervello registra la situazione come un pericolo e attiva il sistema nervoso autonomo che rilascia adrenalina. Quest'ultima è un ormone che ha lo scopo di preparare il corpo a difendersi dalla minaccia. In questa situazione avremo una serie di cambiamenti fisiologici tipo: respiro più frequente, ritmo cardiaco e pressione arteriosa aumentano, i muscoli si tendono, si comincia a sudare, la digestione si blocca, la bocca produce meno saliva, il sangue viene dirottato sui muscoli in particolar modo quelli delle gambe: tutto il corpo si sta preparando alla FUGA!
Ci sono poi altre reazioni all'attività provocata dall'ansia che l'uomo ha "copiato" dal mondo animale tipo l'ATTACCO o il "FREEZING" ovvero l'immobilizzarsi, che alcuni animali adottano per fingersi morti dopo che sono stati attaccati.
Quello che sto cercando di dire è che sebbene l'ansia sia fastidiosa se presente a livelli elevati, (e può portare all’attacco di panico) essa è comunque importante per garantirci delle prestazioni ottimali, quindi non è possibile eliminarla dal nostro organismo, possiamo però imparare a conoscerla e a gestirla con varie tecniche.
L’immagine sopra può spiegare meglio quale deve essere il livello ottimale di ansia che ci consente di avere delle prestazioni ottimali.
Sono episodi di improvvisa ed intensa paura o di una rapida escalation dell’ansia normalmente presente. Sono accompagnati da sintomi somatici e cognitivi, quali palpitazioni, tachicardia, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, vertigini, paura di morire o di impazzire, brividi o vampate di calore. Chi li ha vissuti li racconta come un momento terribile di estrema paura, dove pensa che andrà incontro a morte certa. Il primo attacco di panico di solito è inaspettato, improvviso e mette il soggetto in una condizione di aver paura di riprovarne altri, la cosiddetta “paura della paura” che quindi inizia ad impedire al soggetto di svolgere le sue normali attività quotidiane da solo, per paura che non potrà essere soccorso se si sentirà ancora male ecc.
Gli attacchi di panico possono avere vari sintomatologie, alcune di tipo più cardiaco, altre più respiratorie, ed alcune legate alla paura della perdita di controllo.
Dall’Attacco di Panico si arriva al Disturbo di Panico quando gli attacchi che si verificano sono ripetuti nel tempo e vi è la profonda paura e preoccupazione persistente che ne accada un altro.
Oggi 7 febbraio è la giornata nazionale contro BULLISMO e CYBERBULLISMO.
Il Bullismo riguarda una serie di comportamenti come aggressioni fisiche, offese, parolacce, insulti, derisione per l'aspetto fisico, esclusione dal gruppo, diffamazione eseguiti da colui che chiamiamo "bullo" verso una persona definitiva "vittima". I comportamenti hanno la caratteristica di essere ripetuti nel tempo, sono atti volontari, che riguardano sempre gli stessi soggetti. Il Cyberbullismo a differenza del Bullismo ha degli aspetti più pervasivi e se vogliamo più dannosi in quanto raggiunge in qualsiasi luogo e a qualsiasi orario la vittima; non esistono più momenti di relativa tranquillità, o luoghi dove la vittima può sentirsi al sicuro o rilassarsi un attimo. La vittima è sempre raggiungibile e le offese, le derisioni possono avvenire da parte di un gruppo più vasto di soggetti che spesso nemmeno la conoscono.
Subire atti di Bullismo provoca gravi conseguenze sia a breve che a lungo termine come ad esempio: -Bassa Autostima-Disturbi del sonno-Disturbi dell’alimentazione-Disturbi somatici -Mancanza di interesse per eventi sociali con coetanei-Possibilità di sviluppare disturbi di panico-Difficoltà scolastiche-Rischio suicidario
Il 29 maggio 2017 è stata istituita la Legge 71/2017 riguardante disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo.
Tutti voi almeno una volta nella vita avrete certamente sentito parlare di Depressione, ma vi siete mai chiesti quali siano realmente i sintomi che la contraddistinguono?Essi sono di diversi tipi:
-Sintomi Cognitivi: rallentamento del pensiero, incapacità decisionale, disturbi della concentrazione, ruminazione, pensieri negativi su sè, il mondo e gli altri, idee di colpa, indegnità;
-Sintomi Comportamentali: isolamento sociale, riduzione delle attività quotidiane.
-Sintomi somatici: perdita di energie, affaticamento, agitazione motoria, nervosismo, perdita o aumento di peso, disturbi del sonno
-Sintomi emotivi: tristezza, angoscia, senso di colpa, vuoto, ansia, irritabilità, perdita di interesse per qualsiasi attività.
Un ruolo fondamentale viene giocato dai pensieri che vengono in mente alla persona che non fanno altro che alimentare un circolo vizioso, che la porta a fare ancora più pensieri negativi che di conseguenza la fanno stare sempre peggio.
In particolare i pensieri negativi si rifanno alla cosiddetta “Triade di Beck” ovvero su di Sé, sul Mondo (e sugli Altri), sul Futuro. Esempi di questo tipo di pensieri sono i seguenti: “Sono un buono a nulla”, “Sono un fallito”, “Non ci sono speranze per me”, “Gli altri sono delusi da me”, “Non riuscirò a cambiare”, “Sono una persona inutile”, “Combino solo guai”.. e via dicendo..
Come vi siete sentiti mentre leggevate questi pensieri? Sicuramente non bene! Ecco pensate che una persona depressa generalmente compie questo tipo di pensieri molte volte al giorno e spesso per un periodo di tempo abbastanza prolungato che spesso può portare anche a idee suicidarie.
Come si cura la Depressione? La terapia Cognitivo Comportamentale, come già detto, è la più adatta a curare disturbi depressivi; si agisce su più fronti, cercando di riattivare a livello comportamentale l'individuo, spronandolo a svolgere anche piccole attività, sport; a livello cognitivo si pone una particolare attenzione ai pensieri negativi che la persona ha, cercando di contrastarli, ristrutturarli, e interrompendo la “Ruminazione” ovvero un meccanismo perverso che mantiene la persona fissa sul problema, in una maniera sterile, senza che lei possa trovare una soluzione, e anzi la predispone ad ulteriori ricadute.
Conosci la "Dipendenza Affettiva"? Fa parte delle dipendenze comportamentali o nuove dipendenze, ovvero dipendenze senza sostanza (alcool, droghe). Si riscontra prevalentemente nelle donne, ma può colpire anche gli uomini, è una forma di "attaccamento" quasi morboso verso un partner, si teme di essere abbandonati, di perdere l'amore. La persona che ne soffre si mostra molto gelosa, possessiva, e non pensate che sia una persona dal carattere forse, anzi, siamo di fronte a soggetti con bassissima autostima, che provano ansia, depressione, spesso senso di colpa, che si mettono totalmente in mano all'altra persona, da cui appunto dipendono. Un esempio tipico sono le donne vittima di violenza, la domanda che spesso ci verrebbe da porre a queste vittime è come mai continuano a stare con un partner così, come mai non se ne vanno e non lo lasciano.. beh la risposta non è facile, la situazione è complessa: le donne in questa situazione sono sottomesse, la relazione non è paritaria, e poiché temono l'abbandono, pur di non restare sole accettano qualsiasi comportamento dell'uomo, sperando sempre che arrivi il fatidico cambiamento, o che addirittura possano essere loro fautrici di questo cambiamento. Per questo spesso parliamo anche di "Sindrome della Crocerossina". Se facciamo un'indagine nelle famiglie da cui provengono queste donne (parlo di donne perché sono quelle che in maggior numero soffrono di dipendenza affettiva) spesso sono state riscontrate situazioni problematiche tipo alcolismo (o abuso di sostanze), maltrattamenti fisici, psicologici o addirittura sessuali, e sono cresciute con un profondo senso di inadeguatezza e indegnità personale.
La Dipendenza Affettiva in ottica Cognitivo Comportamentale si cura aumentando l’autostima della persona, facendole prendere consapevolezza dei propri desideri, bisogni, capacità, insegnando ad essere assertivi, modificando i modelli di attaccamento insicuro che sono alla base della paura di essere abbandonati.
Avete mai sentito parlare di "Nuove Dipendenze" o "Dipendenze Comportamentali"? Esse sono una nuova forma di dipendenza che differisce rispetto alle classiche dipendenze che la maggior parte di noi conosce, tipo da alcol o da sostanze (droghe) che si configura come un tipo di dipendenza senza sostanza, ovvero la persona si ritrova ad essere legata più ad un comportamento in sé che ad un oggetto. E come si forma un meccanismo di dipendenza? Il soggetto prova la sostanza, (o il determinato comportamento), ne trae piacere, e pian piano inizia a ricercare situazioni nelle quali può usare la sostanza, diventandone progressivamente schiavo; inizia a perdere il controllo, e se non può usare la sostanza iniziano a subentrare alcune caratteristiche sia fisiche che psicologiche (ben visibili anche ad un occhio esterno) che insieme formano l'ASTINENZA. Successivamente aumenta la TOLLERANZA ovvero serviranno quantità sempre maggiori di quella sostanza per ottenere degli effetti, proprio perché il corpo ormai si è abituato ad averla in circolo. Possiamo notare anche il CRAVING ovvero una sorta di urgenza nel procurarsi la sostanza, come un desiderio impulsivo che deve essere soddisfatto; il pensiero diventa ossessivo, si focalizza e si orienta alla ricerca. Arriviamo ora al punto, ovvero, quali sono le nuove forme di dipendenza? Penso che di alcune di loro qualcuno di voi avrà certamente sentito parlare, esse sono: il gioco d'azzardo patologico, la dipendenza da sesso, quella da internet, lo shopping compulsivo e la dipendenza affettiva.
Il Disturbo di Dismorfismo Corporeo, inserito nel DSM-5 (manuale diagnostico dei disturbi utilizzato da psichiatri, psicologi ecc) si configura come un disturbo caratterizzato da-preoccupazione per uno o più difetti fisici o imperfezioni, che ad un occhio esterno appaiono come lievi o difficilmente osservabili; -la preoccupazione causa un disagio o comunque una compromissione in varie aree tipo quella sociale, quella lavorativa ecc;-il soggetto ha messo in atto azioni ripetitive come controlli allo specchio, camuffamenti, cura del proprio aspetto, o confronti con altre persone. Possono esserci stati anche vari interventi chirurgici.Le parti del corpo che più spesso sono oggetto di preoccupazione possono essere viso (rughe, cicatrici, acne), petto, natiche, addome, mani, piedi, spalle, schiena. Il soggetto si valuta negativamente, presenta una bassa autostima, perchè questa viene basata interamente sul difetto fisico; l'immagine corporea è tutto, acquista un valore totale, tale da definirlo come persona sbagliata, indegna, difettosa, con cui gli altri non vorrebbero mai stare a contatto. In un quadro di questo tipo la persona si trova a provare emozioni molto negative come ad esempio colpa, vergogna, invidia, rabbia, tristezza. Il disturbo spesso è presente in concomitanza con disturbi del comportamento alimentare, fobia sociale, disturbo depressivo, di solito insorge in adolescenza, e comporta un alto rischio suicidario.
In ottica cognitivo comportamentale si affronta il disturbo inizialmente costruendo una buona alleanza terapeutica, si procede poi a valutare insieme al paziente costi e benefici del sintomo; si insegnano nuove modalità di porre attenzione al proprio corpo (varie ricerche hanno infatti mostrato che chi soffre di questo disturbo è spesso portato a prestare più attenzione ai particolari che alla visione generale, d'insieme). Si può esporre il soggetto, in maniera graduale a stimoli o situazioni che normalmente evita; si prosegue ricreando la propria autostima e contrastando le distorsioni cognitive che mettono in atto, ovvero una serie di modalità di pensiero nocive, che creano solo dolore.
In questa categoria rientrano termini che sicuramente almeno una volta nella vita avrai sentito nominare tipo Anoressia e Bulimia e anche il disturbo da alimentazione incontrollata (o "binge eating" dall’inglese).
Nell’ Anoressia Nervosa troviamo un’eccessiva valutazione e controllo della forma del corpo e del peso; paura di aumentare di peso; la volontà di mantenere un peso basso, attraverso esercizio fisico elevato, uso di lassativi, diuretici o vomito autoindotto, o ancora con un minimo introito di cibo.
Nella Bulimia Nervosa ritroviamo di nuovo l’eccessiva valutazione e controllo della forma del corpo e del peso come nell’Anoressia, ma sono presenti delle “Abbuffate”. L’abbuffata consiste in un episodio dove il soggetto ha un senso di perdita di controllo e mangia una quantità di cibo oggettivamente elevata in un certo lasso di tempo. Sono inoltre presenti comportamenti compensatori tipo restrizione dietetica, episodi di vomito autoindotto, uso improprio di lassativi. Il peso però si mantiene più alto rispetto all'anoressia nervosa.
Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (DAI) è invece caratterizzato da ricorrenti episodi di abbuffate, associati per la maggior parte a:
-mangiare più rapidamente del normale
-mangiare finché non ci si sente sazi
-mangiare un grosso quantitativo di cibo anche se fisicamente non si è granché affamati
-mangiare da soli poiché si è in imbarazzo per la quantità di cibo che si mangia
-sentimenti di colpa, vergogna, disgusto dopo l’abbuffata.
CLUSTER A
Disturbo Paranoide di Personalità: la persona che se ne soffre si mostra altamente sospettosa degli altri, è convinta che tutti siano sempre in malafede. Si caratterizza per:
Disturbo Schizoide di Personalità: è un soggetto che preferisce svolgere attività solitarie, che non ha alcun interesse ad avere relazioni, neanche con i membri della famiglia; ha piacere in poche attività, manca di amicizie strette, mostra freddezza emotiva, distacco. Sembra indifferente sia alle lodi che alle critiche fatte da altre persone.
Disturbo Schizotipico di Personalità: La persona mostra idee di riferimento, credenze bizzarre, pensiero magico che influenzano il comportamento e sono slegate da norme culturali.Ha esperienze percettive insolite, così come illusioni sul corpo.Ha un pensiero e un modo di parlare bizzarri (è vago, circostanziale, metaforico, stereotipato); anche il comportamento è eccentrico, peculiare.Ha un’eccessiva ansia sociale che non diminuisce nemmeno quando le persone che incontra sono ormai diventate familiari e quest’ansia tende ad essere associata con paure paranoidi.
CLUSTER B
I Disturbi di Personalità si configurano come dei disturbi piuttosto pervasivi che riguardano le relazioni personali, il modo in cui il soggetto si interfaccia per altri individui, e spesso comportano una serie di punti chiave che si ripetono.
Disturbo Antisociale di Personalità: si configura come un insieme di violazioni alle regole della società, che si riscontra dai 15 anni d’età e comprende:
Disturbo Borderline di Personalità: è costituito da un insieme di instabilità nelle relazioni interpersonali, nell’immagine di sé, e negli affetti, marcata impulsività in una varietà di contesti tipo:
Disturbo Istrionico di Personalità: la persona che ne soffre presenta delle caratteristiche eccessive di ricerca di attenzione, ad esempio è a disagio se non è al centro dell’attenzione; le interazioni con gli altri sono spesso caratterizzate da comportamenti provocatori o seduttivi. Usa l’apparenza fisica per portare l’attenzione degli altri su di sé, ha un modo di parlare che è eccessivamente impressionistico ma comunque manca di dettagli; mostra un’espressione esagerata delle emozioni, è teatrale; considera le relazioni molto più intime di quello che realmente sono.
Disturbo Narcisistico di Personalità: il soggetto “narcisista” ha bisogno di ammirazione, si mostra grandioso e manca di empatia.Ha un grandioso senso di importanza, si aspetta di essere riconosciuto come superiore rispetto agli altri; fantastica sull’avere successo, potere, bellezza e un amore ideale; crede di essere speciale e unico e che possa essere compreso soltanto da chi è speciale come lui o ad esempio dalle istituzioni.Tende a sfruttare gli altri per ottenere i propri scopi, è spesso invidioso degli altri o crede che gli altri siano invidiosi di lui; si mostra arrogante, altezzoso.
CLUSTER C
Disturbo Dipendente di Personalità: Chi ne soffre ha un bisogno eccessivo di qualcuno che si prenda cura di lui, ha paura della separazione, e si comporta in una maniera sottomessa; ha difficoltà a prendere decisioni quotidiane se non ha chiesto più volte consiglio e rassicurazione agli altri; non riesce a prendersi delle responsabilità, ha difficoltà nell’esprimere un disaccordo con gli altri per la paura di perdere il loro supporto o la loro approvazione. Manca di iniziativa, non riesce ad iniziare un progetto da solo; si sente a disagio e indifeso quando è da solo a causa dell’esagerata paura di essere incapace di occuparsi di se stesso.Se termina una relazione ne cerca urgentemente un’altra per ottenere cure e supporto.
Disturbo Evitante di Personalità: il soggetto mostra una modalità pervasiva di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza, ipersensibilità al giudizio negativo. Evita situazioni che implichino un contatto interpersonale poiché ha paura di essere criticato, disapprovato o rifiutato; non si mette in gioco finché non ha la certezza di piacere agli altri; ha un numero minimo di amicizie strette sempre per la paura di essere ridicolizzato o di provare vergogna.È inibito nelle nuove situazioni sociali a causa dei suoi sentimenti di inadeguatezza, si vede come inetto, inferiore agli altri, non attraente.
Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità: l’individuo presenta perfezionismo, controllo mentale e interpersonale, ordine, fa liste, schemi, ha regole rigide, organizza spesso perdendo di vista l’obiettivo finale; il perfezionismo che ha spesso gli impedisce di portare a termine un compito. E’ eccessivamente devoto al lavoro e alla produttività da escludere amicizie o attività di piacere. E’ coscienzioso, scrupoloso, inflessibile in materia di etica, moralità, o valori.È riluttante a buttare via oggetti anche se non hanno alcun valore affettivo.Si mostra rigido e testardo.
È un disturbo che si compone di due aspetti: ossessioni e compulsioni.
Le ossessioni sono pensieri ricorrenti, sgradevoli, intrusivi, che la persona fa, e che è come se la obbligassero a fare qualcosa, una qualche azione che momentaneamente allevia l’ansia arrecata dai pensieri.
Le ossessioni possono essere di vario tipo, come ordine, simmetria, pulizia.
La paura in queste persone è di poter far del male a qualcuno, di perdere il controllo di sé.
Le compulsioni sono invece atti, rituali, azioni comportamentali che il soggetto mette in atto per alleviare l’ansia, per scongiurare che avvenga quella terribile catastrofe che teme possa accadere.
Esiste anche una variante del disturbo dove ci sono solo ossessioni, che rappresentano pensieri a contenuto inaccettabile per il soggetto. In genere riguardano religione, moralità, superstizione.
Tipologie di disturbo ossessivo compulsivo:
-lavaggio e pulizia (washers e cleaners). La persona ha il terrore di contrarre una malattia o essere contaminata da germi, sporco, virus, sostanze.
-controllo (checking); chi ne soffre fa frequenti controlli, anche di cose insignificanti, tipo aver chiuso i rubinetti, il gas, la porta di casa, per scongiurare che possa succedere una disgrazia per causa propria.
-accumulo/accaparramento (hoarding) è il classico esempio delle persone cosiddette "sepolte vive" che accumulano oggetti, cose insignificanti, ad esempio come i ritagli di giornale, e che non riescono a buttare via, per la paura che possa succedere una disgrazia.
-ordine e simmetria; tutto deve essere fatto in maniera simmetrica, perfetta, ad esempio vestiti riposti in un certo modo a seconda del colore, oggetti riposti con ordine particolare ecc.
-ripetizione e conteggio. La persona si trova a dover ripetere determinate azioni per la paura che possa accadere una cosa spiacevole a cui aveva pensato magari accidentalmente poco prima; parliamo di "pensiero magico" quando il soggetto si trova a dover eseguire più volte un'azione, un conteggio perchè altrimenti teme che possa succedere qualcosa di catastrofico ad un familiare, ad una persona cara.
Il trattamento in ottica Cognitivo Comportamentale si basa sull’ Esposizione e Prevenzione della Risposta, (ERP dall’inglese) ovvero sull’esposizione agli eventi temuti, che scatenano le ossessioni e cercando di impedire al soggetto di mettere in atto la compulsione, o al massimo di ritardarla nel tempo (dilazione della risposta), in modo che si interrompa il collegamento che si crea tra ossessioni e compulsioni.
E’ un disturbo che si sviluppa a seguito di un trauma, un evento molto stressante per l’individuo, che per la prima volta venne trovato nei reduci della guerra del Vietnam, che al rientro a casa, dopo aver visto e vissuto le peggiori atrocità provavano i seguenti sintomi:
La memoria del soggetto di quel particolare evento è come se non venisse elaborata dal nostro cervello, ma resterebbe in qualche modo bloccata, ed è per questo che la persona è come se rivivesse l’evento tramite flashback, incubi ecc. Su questo punto si sono sviluppate alcune tecniche di trattamento tipo l’EMDR, una tecnica che utilizza i movimenti oculari.
Cosa significa Fobia? E’ una paura irrazionale e persistente verso specifici animali, oggetti ecc.
Sicuramente vi è un aspetto culturale, ma se volessimo stilare una classifica di quali sono le più diffuse, certamente dovremmo includere i ragni (aracnofobia), le altezze (acrofobia), parlare in pubblico, aghi, serpenti, luoghi chiusi (claustrofobia) e spazi aperti (agorafobia).
Seppur diverse, esse possono essere trattate con la terapia Cognitivo Comportamentale mediante una serie di Esposizioni, prima magari in immaginazione, e poi in vivo, in maniera ovviamente graduale.
Una menzione speciale merita la Fobia Sociale, un tipo particolare di fobia, dove la paura è legata al fare qualcosa in pubblico, come ad esempio parlare o mangiare davanti ad altre persone. Chi ne è affetto vive in una situazione di ansia, qualora gli venga richiesta una qualche performance di fronte ad altri individui. Emozioni spesso provate sono la vergogna, e ci sono anche degli errori cognitivi per cui l’ansioso sociale crede di essere al centro delle attenzioni degli altri soggetti, e quindi ha un atteggiamento molto prudenziale in tutto quello che fa, cosa che lo rende ancora più impacciato.
Il fobico sociale potrebbe ritrovarsi ad evitare determinate situazioni che gli procurano ansia, lì per lì proverà sollievo, ma a lungo andare questo è un comportamento errato che non fa altro che aumentare il disagio provocato dal disturbo.
Anche per questo tipo di fobia il trattamento tramite Psicoterapia Cognitivo Comportamentale si concentra sulle esposizioni alle situazioni temute dal soggetto, ma non senza prima averle provate in studio con il terapeuta, con cui la persona potrà fare un vero e proprio training di abilità sociali, utili a destreggiarsi meglio nelle situazioni di tutti i giorni. Oltre alla parte comportamentale ce ne sarà una cognitiva dedicata a scoprire tutti i pensieri e tutte le credenze sottostanti alle azioni dell’individuo.
Il gioco d'azzardo patologico (abbreviazione GAP) fa parte delle cosiddette "Dipendenze Comportamentali" e di recente è stato inserito anche nel DMS 5, il manuale diagnostico dei disturbi. Cosa intendo nello specifico per gioco d'azzardo patologico? Mi riferisco a persone, possono essere uomini, donne e giovanissimi, che passano anche molte ore al giorno a giocare a videopoker, slot machine, gratta e vinci, poker online ecc; in genere la situazione inizia a complicarsi quando perdono somme di denaro sempre più grosse e per finanziarsi il gioco arrivano ad usare i risparmi di una vita, si vendono casa, cominciano a mentire a parenti, amici e a volte possono pure finire in mano agli strozzini. Il giocatore è vittima di una serie di DISTORSIONI COGNITIVE; vediamole più nello specifico: ha l'illusione del controllo, crede infatti di poter smettere di giocare quando vuole e purtroppo sappiamo bene che non è così; crede che dopo molti insuccessi per una serie di probabilità statistiche dovrà vincere per forza, anche se questo non è un fatto certo; memorizza le vincite piuttosto che le perdite (anche se queste ultime sono in numero di molto maggiore) e ricorda anche le quasi-vincite, che lo spronano a giocare di nuovo con la speranza che quest'ultime siano come un "segno premonitore" di una vincita reale. Un'indagine del 2012 del Dipartimento delle Politiche Antidroga ha mostrato che nei maschi prevale la fascia d'età 30-40 mentre nelle donne si parla di over 50 anni; I giochi più utilizzati sono le slot machine (46%), i gratta e vinci (22%), scommesse (14%), lotto e superenalotto (12%) per concludere con giochi online (4%) e poker (2%). Purtroppo i dati sul gioco d'azzardo sono allarmanti e gli adolescenti ne sono sempre più protagonisti.
Con la terapia Cognitivo Comportamentale andiamo ad agire su desensibilizzazione, strutturazione del tempo libero, tutoraggio economico, identificazione e ristrutturazione delle distorsioni cognitive che mantengono il comportamento del giocatore.
Il lutto è una risposta naturale a una perdita e una condizione che molte persone sperimentano diverse volte nell’arco della propria vita. La maggior parte degli individui riesce ad affrontare in modo adeguato la perdita di una persona cara e a raggiungere un buon adattamento; tuttavia, una piccola percentuale di soggetti in lutto va incontro a una sindrome caratterizzata da un prolungato distress psicologico legato alla perdita. Questa condizione, caratterizzata da disturbi sul piano psicologico e somatico, è stata definita “lutto complicato”.
Nel lutto possiamo infatti rintracciare: -sentimenti e pensieri di tipo depressivo,
-poca cura verso se stessi
-idee fisse legate alla morte, alla paura per se stessi e per gli altri,
-somatizzazioni, ovvero risposte dell’organismo tipo mal di testa frequenti, problemi gastro-intestinali ecc.
La terapia serve ad affrontare il senso dell’abbandono, di vuoto, a contrastare la negazione dell’accaduto, oppure la tendenza che si ha a colpevolizzare il defunto per il fatto di averci lasciati soli.
Farsi aiutare da uno specialista aiuterà a creare un legame nuovo col defunto, uno spazio tranquillo e sereno dove poter pensare al proprio caro in una maniera meno dolorosa.
Senso soggettivo di difficoltà ad addormentarsi, a mantenere il sonno, o di cattiva qualità del sonno. Chi soffre di questo disturbo può presentare difficoltà di addormentamento, frequenti e prolungati risvegli notturni, oppure risvegli precoci al mattino. Di solito l’insorgenza del disturbo è collegata ad un evento stressante e può verificarsi a qualsiasi età.
Inutile dire quali possano essere le conseguenze della perdita del sonno, in aggiunta all’aumentata probabilità di sviluppare un disturbo psichiatrico nel primo anno dalla comparsa del disturbo di sonno.
Ci sono dei fattori di vulnerabilità a questo disturbo, come ad esempio:
È sempre importante valutare che non siano presenti altri disturbi insieme a quello del sonno.
Con la terapia Cognitivo Comportamentale si opera in maniera pratica, fornendo alla persona indicazioni sul sonno, su come facilitarlo, procedura che si chiama “igiene del sonno”; si tengono dei diari del sonno; si tenta di regolarizzare l’orario sonno-veglia; si agisce cercando di prender consapevolezza dei pensieri che la persona fa e che potrebbero in qualche modo contrastare il sonno; si ristrutturano eventuali pensieri negativi.
L' Ipocondria o Ansia per la Salute è un disturbo caratterizzato dalla forte preoccupazione di essere malati, la paura di essere affetti o di poter morire di qualche terribile malattia.
Coloro che ne soffrono possono fare visite su visite, esami medici di ogni tipo, sentire vari pareri, con lo scopo (irraggiungibile) di essere assolutamente certi di non avere una grave malattia; spesso però il parere del medico di turno non viene tenuto in conto, e continuano a girare i vari dottori, convinti che nessuno sia ancora riuscito a capire bene che cosa hanno, senza contare l'enorme spesa economica a cui vanno incontro.
La persona presta molta attenzione ai propri segnali corporei, spesso interpretandoli in maniera esagerata e sempre in una connotazione negativa; va alla ricerca di un segnale che possa confermare la malattia che crede di avere piuttosto che cercare segnali che la disconfermino.
Questo comportamento, se protratto nel tempo, può dar luogo all'innescarsi di circoli viziosi; vediamolo meglio con un esempio: se penso di avere un problema alla pelle e inizio a toccarla, a sfregarla, inevitabilmente questa zona di epidermide tenderà ad arrossarsi, e questo non farà altro che aumentare la mia preoccupazione che effettivamente ci sia qualche cosa che non va con la mia pelle. Aumentando la preoccupazione aumenteranno ancora i comportamenti di controllo, le visite, la richiesta di rassicurazione e via dicendo, in una spirale senza fine.
Hai l’impressione di non riuscire ad esprimere le tue idee? Gli altri non capiscono le tue intenzioni?
Nessuno ti ascolta?
Oppure esprimi con rabbia e aggressività quello che vuoi dire?
Quando si parla di comunicazione, non sempre quello che è il messaggio che vogliamo mandare viene recepito dal nostro interlocutore come ci aspettavamo, e questo può generare delle incomprensioni.
Esistono modalità di comportamento identificabili in tre categorie:
Vi è mai capitato di avere dei disturbi fisici tipo fastidi allo stomaco, mal di testa, problemi intestinali ecc.? Vi siete mai sentiti dire dal medico che è tutto a posto, che non ha trovato alcuna causa organica, o che magari è "solo un po' di stress?" Potrebbe trattarsi di somatizzazioni ovvero quando il fastidio, il dolore a livello fisico in realtà è scatenato dal nostro sistema nervoso, dall'emotività, dal modo in cui rispondiamo agli eventi. Guardate bene che, il dolore esiste davvero, non ce lo stiamo inventando, solo che la causa è psicologica, e spesso le somatizzazioni si accostano all'ansia e alla depressione. È come se le emozioni provate, i pensieri a riguardo di un evento, non siano elaborati, né accettati a livelli psichico, ma in qualche modo vadano a sfogarsi sul corpo.
Il trauma è un evento che la persona percepisce come altamente stressante e che costituisce una minaccia alla propria integrità fisica e/o psicologica. Questi eventi producono reazioni emotive e corporee che il cervello non sempre riesce ad elaborare; è come se l’elaborazione di quel ricordo venisse bloccata a livello neuronale, nella memoria, e questo fa sì che il ricordo resti sempre a disposizione del soggetto, anche quando questi non vorrebbe rivivere l’accaduto. L’evento infatti può tornare alla mente tramite sogni, flashback, esperienze molto vivide che però tendono a bloccare il soggetto in uno stato di paura, ansia e confusione.
Il trauma non risolto, quindi non trattato, diventa man mano sempre più complesso e tende a dare vita a modalità disfunzionali di relazione verso se stessi, e verso gli altri.
Come da definizione esistono traumi con la “T” maiuscola, tipo un lutto, un abuso, un incidente, e traumi con la “t” minuscola che sono giudicati tali in maniera diversa a seconda delle persone che li subiscono.
Per il trattamento del trauma utilizzo la tecnica EMDR, che mediante movimenti oculari permette di elaborare i ricordi rimasti bloccati in memoria, al momento del trauma. La tecnica ha fondamento scientifico e viene usata quasi sempre con persone che hanno assistito a calamità naturali, terremoti, frane, alluvioni, disastri aerei ecc.
